Yoseikan Budo

LO YOSEIKAN BUDO DELLA FIYB - LIBERTAS
Yoseikan Budo
Il metodo YOSEIKAN BUDO non è proprio uno stile, è più precisamente una concezione, un metodo.
Nell'ambito dello Yoseikan abbiamo atleti che gareggiano contemporaneamente e con successo in diverse discipline sportive: 
JudoKarateKick Boxing, Kata nelle varie forme. Tutto questo è possibile perché alla base vi è una preparazione ampia su tutti gli schemi di movimento, applicati nelle più disparate situazioni.
Questo metodo si basa su sei movimenti ad onda che se ben compresi permettono al praticante di eseguire un'arte marziale o qualunque disciplina sportiva con maggior risparmio di tempo ed un maggior profitto. Tale onda appresa dal debuttante in modo assai ampio, diventerà, in una fase più avanzata, più corta e più secca fino a diventare una vera e propria vibrazione che verrà usata per inviare colpi di braccia e di gambe, per proiezioni, leve, l'uso delle armi ecc.


Approfondimento
Molti anni fa, nella città giapponese di Fukuoka, un maestro di arti marziali stava cercando un nome per il Dojo che era intenzionato ad aprire; un monaco gli propose di chiamarlo Yo Sei Kan, il luogo del giusto insegnamento, ed egli accettò. Questo Maestro, il cui nome è Mochizuki Minoru, aveva praticato a lungo con i migliori Maestri dell'epoca tra i quali Kano e Uyeshiba accumulando una esperienza tale che sommando tutti i gradi nelle varie discipline raggiunge il più che rispettabile numero di 59 Dan, il più alto, al mondo. Alla sua scuola si formarono molti altri Maestri che iniziarono a diffondere il Budo Yoseikan in Giappone e nel mondo; tra quelli che arrivarono in Europa vi fu Hiro, il primogenito del Maestro, che iniziò ad insegnare tutte le antiche arti separatamente in modo tradizionale sino a quando scoperse la scienza occidentale negli studi sui meccanismi delle catene cinetiche del prof. Gati ed i test di dinamica del movimento che questi aveva effettuato. Fu un autentico colpo di genio fondere la modernità con tutte le tradizioni dando vita ad un unico nuovo stile dove non era più il corpo ad adattarsi alle tecniche ma le tecniche a prendere la forma del corpo che le esegue; egli chiamò il suo stile Yoseikan Budo quale evoluzione ed in onore di quello del padre. Molti dei suoi allievi migliori si convertirono a questi principi e la nuova disciplina iniziò a diffondersi sino ad un evento molto comune nella vita di molti padri, quando i figli crescono e diventano adulti possono trovarsi in disaccordo con il loro genitore specialmente se questi mantiene un atteggiamento discutibile nei loro confronti e non riconosce la loro maturità ed autonomia di giudizio. Così i figli generarono le proprie famiglie ed una di queste è la FIYB-Libertas attualmente guidata dal Maestro Silvano Tomba. 
M° Silvano Tomba
Il frutto, si sa, non cade lontano dall'albero e tecnicamente parlando non ci sono grosse differenze con la scuola originale: 5 Kata inferiori chiamati Happoken comprendenti Atemi e le leve, un kata di base di calci e 3 Kata di base per le armi (coltello, spada e bastone) sono il bagaglio tecnico dell'aspirante Primo Dan. Per molti praticanti la Cintura Nera è un punto di arrivo ma per chi pratica questa articolata disciplina è appena il punto di partenza; ciò che si è dimostrato di saper eseguire da soli bisogna saperlo fare con un avversario reale. Per il secondo Dan, vero scoglio del praticante di questa disciplina, oltre al primo Kata superiore (Ashakuken Shodan) ci sono appunto i Kaia in coppia, con armi e senza; il Ken Kihon Kumite, i fondamenti del combattimento con la spada, e il Tai Sabaki no Kata contenente i principi di schivata, proiezione e caduta dell'Aikido; facoltativo è il Sempu, un Kata di Nunchaku, ma bisogna dimostrare di conoscere, almeno nei fondamenti, le 20 tecniche di base del Jaido. Salendo ancora il percorso si inerpica e le tecniche statiche a coppia devono venir eseguite legate e dinamicamente, ma omettiamo per brevità la descrizione dei programmi dei gradi superiori. Balza indubbiamente all'occhio la quantità di materiale e di lavoro necessaria per il progredire in questa disciplina ed è lecito domandarsi quale sia la differenza con la scuola originaria; questa differenza è esprimibile in un semplice concetto: in Giappone si parte dalla forma codificata per insegnare a combattere mentre secondo il punto di vista della nostra scuola il Kata è solo la successiva codifica formale dell'esperienza acquisita del combatti-mento e delle sue sensazioni. Ovviamente per acquisire l'esperienza necessaria per comprendere quanto sopra è caldamente consigliata la partecipazione a qualche combattimento in quella forma ritualizzata che è l'incontro sportivo; le tre specialità previste sono, Kata, semi-contcat (regolamento Wako) e spada, quest'ultima riservata alle cinture nere. Per poter diffondere una disciplina dai contenuti così vasti è necessario avere un corpo insegnante motivato, ben preparato e di lunga esperienza; la FIYB-Libertas per far accedere un candidato al primo grado di insegnamento (qualifica di Allenatore) richiede che egli sia almeno primo Dan, e viene fatto poi partecipare ad un corso biennale comprendente varie materie che vanno, tra le altre, dalla fisiologia al primo soccorso, 
Corso di primo soccorso per gli istruttri
dalla storia delle arti marziali alle tecniche di insegnamento e di comunicazione, della strategia di gara all'arbitraggio. I docenti di questi corsi sono sia interni che esterni al gruppo dirigente, i cui membri continuano ad accrescere il proprio bagaglio di esperienze con contatti sia in Italia che all'estero (in Francia, Inghilterra, Svizzera ed ovviamente Giappone) appartenenti alla stessa come ad altre discipline: Judo, Jujitsu, Aikido, Jaido ed altre ancore. Purtroppo queste poche righe non possono essere che un piccolo assaggio della realtà di questa articolata e completa disciplina, scientifica ed umana allo stesso tempo, una disciplina moderna che affonda le proprie radici nei secoli passati della storia giapponese e che vive attraverso i decenni di esperienza di ogni suo rappresentante esperienza a cui noi chiediamo che non venga mai posta la parola fine.